Circa il 60% degli edifici italiani certificato nel 2024 era in classe E o inferiore (fonte: ENEA). Vale a dire che la maggior parte di tutti gli edifici certificati in Italia consuma più del doppio dell’energia non rinnovabile che potrebbe consumare, se fosse costruita con i criteri prescritti oggi dalla normativa vigente.
Se abiti in uno di questi edifici (ma spesso anche in uno degli altri), sai bene quali sono i problemi dell’inefficienza energetica.
In inverno:
- per scaldare bene devi prepararti psicologicamente a quando arriverà la bolletta;
- l’aria diventa presto consumata e umida, e per ricambiarla devi aprire le finestre, ed ecco che è di nuovo freddo;
- alzi lo sguardo e vedi che è tornata quella macchia di muffa che avevi ripulito pochi mesi fa;
In estate:
- magari sei fortunato e hai un buon climatizzatore, ma hai sempre quel pensiero fisso della bolletta;
- e comunque appena lo spegni, nel giro di qualche minuto è di nuovo troppo caldo;
- per smaltire l’umidità della doccia devi di nuovo aprire le finestre, e tanti saluti al fresco del climatizzatore;
- puoi decidere di non aprire le finestre, ma sai che quell’umidità non aiuterà con la muffa;
Nelle mezze stagioni… non ci sono più le mezze stagioni? Probabilmente dipende dal cambiamento climatico, che di certo non è colpa tua, ma vorresti poter fare la tua parte.
Se ti rivedi in almeno una di queste situazioni, la buona notizia è che le soluzioni ci sono, e non solo funzionano, ma di solito chi le utilizza scopre di aver trasformato la sua casa in un ambiente più confortevole di quanto avesse mai immaginato, spendendo meno di quanto osasse sperare.
Alla fine di questo articolo, saprai quali sono le soluzioni migliori per la tua casa, e come averle. Iniziamo.
COS’È L’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO E PERCHÉ È UNA BUONA IDEA
Con “efficientamento” intendiamo un insieme di interventi che ci consentono di aumentare, appunto, l’efficienza, quindi di ottenere i servizi che desideriamo spendendo meno energia. Se efficientiamo come si deve, spendiamo meno denaro, riduciamo il nostro impatto sull’ambiente, e stiamo meglio nel nostro ambiente preferito, cioè la nostra casa.
Non si tratta di teoria. Tutti i giorni, i proprietari di immobili investono in interventi di efficacia comprovata, che si ripagano in pochi anni, per ottenere un edificio più confortevole e smettere di sprecare energia e denaro, e ritrovandosi con un immobile di valore sensibilmente maggiore.
Facciamo un esempio concreto.
Antonella ha una villetta degli anni ’60, in muratura, di circa 80 metri quadrati, con una caldaia a metano e radiatori in ghisa, in una zona tranquilla vicino Perugia. Decide di isolare le pareti esterne e il sottotetto, e sostituire i vecchi infissi in legno. Calcoliamo che il tutto le verrebbe a costare, se è sfortunata, circa 40.000 €, ma risparmierebbe circa 1.600 € di gas ogni anno. In 25 anni (senza contare gli incentivi!) il suo investimento è ripagato. La sua villetta passerebbe dalla classe G alla classe D. Non male, ma chiedendo in banca viene a sapere che i tassi per il finanziamento dei lavori sarebbero molto migliori se alla fine la sua casa fosse in classe A.
Decidiamo quindi di sostituire la caldaia con un sistema in pompa di calore e installare un impianto fotovoltaico sul tetto. Con questi interventi, la villetta degli anni ’60 di Antonella arriva in classe A4. Con una gestione intelligente dei nuovi impianti, la spesa per l’energia è ridotta al minimo, e le emissioni di CO2 sono praticamente zero. Antonella sfrutta l’Ecobonus, i tassi vantaggiosi sugli edifici efficienti e il suo investimento è ripagato in circa 10 anni. L’edificio ora ha un aspetto moderno, il suo valore è aumentato, dentro si sta divinamente, e i vicini stanno pensando di ristrutturare la loro casa.
Ok, e se invece non parliamo di una villetta ma di un appartamento in condominio? Vediamo l’esempio di Barbara, Carlo, Diana ed Ettore, proprietari dei quattro appartamenti in una palazzina degli anni ’80 in cemento armato, con caldaie a gas autonome e radiatori in alluminio. Si mettono d’accordo e decidono di isolare a cappotto le tamponature e installare un impianto fotovoltaico in copertura. Dopodiché ciascuno nel proprio appartamento sostituirà gli infissi e la caldaia con un sistema in pompa di calore. L’intervento porta a un risparmio per ciascun appartamento di circa 2.000 € l’anno, e con gli incentivi al 50% delle spese sostenute, i condomini rientrano dell’investimento in 10-11 anni. La qualità degli ambienti interni è incomparabile, le emissioni azzerate, il valore dell’immobile è lievitato.
Si tratta di esempi concreti, tutt’altro che esagerati, come ben sa chi ha deciso negli scorsi anni di efficientare il proprio immobile. E come molti altri, che stanno scoprendo i vantaggi dell’efficienza energetica, sperimenteranno nei prossimi anni.
LE CHIAVI DELL’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO
Per raggiungere l’efficienza energetica è necessario considerare il sistema edificio-impianto, cioè l’insieme di tutti i processi fisici che, interagendo all’interno del sistema e con l’ambiente, ne definiscono le prestazioni energetiche: il sistema scambia materia ed energia con l’esterno e con le persone che lo abitano. Il controllo di questi processi fisici è la chiave che ci consente di ottimizzare le prestazioni dell’edificio, e quindi il benessere che si può creare al suo interno.
Vediamo quali sistemi utilizziamo per raggiungere le migliori prestazioni energetiche negli edifici moderni.

L’INVOLUCRO
Le pareti, gli infissi, i solai, il tetto, sono ciò che crea l’ambiente abitato e lo separa dall’esterno. Sono chiamati a proteggerci dal caldo e dal freddo, dalle intemperie, dall’umidità troppo alta o troppo bassa, dai rumori, dall’inquinamento e dagli scocciatori. Sono gli elementi dell’involucro edilizio, concetto fondamentale nella normativa energetica.
Per essere sicuri che l’involucro faccia il suo dovere, dobbiamo controllarne le caratteristiche fisiche tramite alcuni parametri descrittivi, come la famigerata trasmittanza, che ci dice quanto velocemente il calore viene trasmesso da una parte all’altra dell’involucro. Se le tamponature della nostra casa hanno una trasmittanza alta, il calore che in inverno generiamo per scaldarci viene rapidamente trasmesso all’esterno, in altre parole sprecato.
In estate, dobbiamo considerare le variazioni di temperatura a cui la parete è soggetta nel corso della giornata, e quanto riesca a ridurre e “diluire nel tempo” il calore trasmesso all’interno. Per questo consideriamo grandezze come la trasmittanza periodica e lo sfasamento.
Per le vetrate, il contributo dell’energia solare può farci comodo in inverno ma essere deleterio in estate: dobbiamo controllare il fattore solare, che dipende dal vetro e dai sistemi di schermatura.
Quando questi (e molti altri!) parametri non sono soddisfacenti, sprechiamo energia, e quindi soldi, o non abbiamo il comfort desiderato all’interno dell’edificio. Vediamo come possiamo intervenire.
ISOLAMENTO TERMICO
È semplice: meno energia viene dispersa dall’involucro, meno energia serve all’interno. Le murature tradizionali nell’edilizia italiana sono tipicamente in pietra o laterizio, i solai e le coperture in laterizio e calcestruzzo o legno, senza alcun accorgimento per il risparmio energetico fino agli ultimi anni ’70. In seguito, le normative hanno individuato criteri sempre più stringenti per i nuovi edifici e gli interventi sugli edifici esistenti.
Alcuni tipi di muratura presentano un’intercapedine di aria tra due elementi verticali in pietra o laterizio. In questo caso, un primo modo di isolare le tamponature è l’insufflaggio di materiale coibente, tipicamente schiuma poliuretanica, lana di roccia in fiocchi o polistirolo sfuso, nell’intercapedine; si tratta di un sistema efficace e poco invasivo, seppur spesso insufficiente a garantire delle ottime prestazioni della muratura. Le stesse tipologie di isolante sono idonee anche per la coibentazione di solai di sottotetti non praticabili.
Un’altra possibile soluzione è l’isolamento dall’interno, con pannelli isolanti di origine minerale, vegetale o sintetica. Per quanto semplici ed economici da realizzare, questi sistemi hanno alcuni svantaggi: riducono la superficie utile dei locali interni; non consentono, in genere, la risoluzione dei ponti termici né un sufficiente miglioramento della prestazione estiva; presuppongono uno studio attento del comportamento termoigrometrico per evitare l’insorgenza di muffe e condense interstiziali.
La soluzione principale per l’isolamento termico dell’involucro è però quella dall’esterno. Per le pareti esterne si realizza l’isolamento a cappotto. Il cappotto termico è un sistema costituito da più componenti che lavorano in sinergia per assicurare isolamento termico (e all’occorrenza acustico), resistenza al fuoco e agli urti, durabilità, controllo dell’umidità. Assieme ai pannelli isolanti, rivestono particolare importanza i materiali e gli accessori utilizzati per il fissaggio e la finitura. Il funzionamento del sistema è garantito dall’utilizzo di kit certificati secondo standard europei, da un’attenta progettazione, che tenga conto delle caratteristiche specifiche dell’edificio e preveda i giusti particolari costruttivi, e da una posa corretta.
Considerazioni simili valgono per i solai, sia di pavimento sia di copertura. I solai che confinano con il terreno vanno attentamente progettati non solo per l’isolamento termico, ma anche per l’impermeabilizzazione e il controllo dell’umidità di risalita. Per quanto riguarda le coperture, se abbiamo un sottotetto non praticabile, la soluzione più semplice ed efficace è porre l’isolante al di sopra del solaio di sottotetto; se invece abbiamo un tetto a vista sopra un ambiente abitato, possiamo optare per diverse soluzioni: tetto “caldo” (dove l’isolante è posto tra uno strato di impermeabilizzazione esterno e uno di controllo del vapore), “rovescio” (dove l’isolante è posto all’esterno dell’impermeabilizzazione), “freddo” (o “ventilato”, che prevede uno strato di ventilazione al di sotto del manto di copertura); il tetto ventilato consente il miglior controllo delle condizioni termoigrometriche, ma va progettato ed eseguito con estrema attenzione.
INFISSI
Le chiusure opache e vetrate rappresentano un “punto debole” dell’involucro, e la normativa se ne occupa con limiti dedicati. Gli infissi vetrati devono avere adeguate caratteristiche di isolamento termico, acustico e di controllo della radiazione solare, e per questo vanno progettati insieme ai propri sistemi di schermatura e ai relativi sistemi di controllo. Le soluzioni tecniche per la loro realizzazione sono innumerevoli.
I telai si differenziano per materiali, spessori e i diversi tipi di sezione che corrispondono a diverse prestazioni termiche. Si va dal legno, materiale tradizionale che in alcuni casi (nei centri storici di alcuni comuni e in edifici particolari) rappresenta l’unica scelta possibile, e che può avere buone prestazioni se di adeguato spessore; all’alluminio con taglio termico, che consente ottima durabilità e aree ridotte (e quindi maggiori superfici vetrate); al PVC, materiale economico che però consente ottime prestazioni termiche, leggerezza, e numerose possibilità di personalizzazione.
Le vetrate moderne si compongono di due o tre lastre di diversi spessori, separate da intercapedini riempite con gas nobili, che ne aumentano notevolmente le prestazioni. I vetri possono essere accoppiati a particolari rivestimenti che li rendono basso emissivi, limitando la dispersione di calore verso l’esterno in inverno, e/o selettivi, che consentono di limitare l’energia solare in ingresso e quindi migliorare le prestazioni estive, o che consentono ulteriori miglioramenti nelle prestazioni acustiche e nella sicurezza.
Le schermature consentono il controllo dell’irraggiamento solare e sono quindi fondamentali per il controllo delle condizioni interne invernali ed estive. Possono essere di diverse tipologie (veneziane, persiane, tendaggi, tapparelle etc.), materiali, e possono essere controllati manualmente o da remoto, e integrati in sistemi intelligenti che tengano conto delle condizioni ambientali nel corso della giornata e dell’anno.
La posa in opera degli infissi è particolarmente delicata, e va eseguita da personale specializzato con materiali idonei e secondo norme tecniche precise. Un’esecuzione errata può compromettere le prestazioni dell’infisso e la tenuta all’aria dell’involucro, favorendo la formazione di muffe e condensa e sprecando energia.

GLI IMPIANTI
Un ottimo involucro è fondamentale per ottenere il miglior comfort nella propria abitazione, ma non basta. L’edificio continua a scambiare energia con l’esterno e con l’interno, e quindi dobbiamo bilanciare il calore trasmesso attraverso le pareti e le vetrate, ma anche dalle persone, dagli elettrodomestici, dall’impianto di illuminazione, e poi dobbiamo controllare l’umidità e la qualità dell’aria interna. Per questo ci servono degli impianti perfettamente progettati, eseguiti e funzionanti.
Gli impianti termici sono composti da più sistemi: generazione, distribuzione, emissione e regolazione. Vediamoli.
Il sistema di generazione ha il compito di portare alla giusta temperatura l’acqua o che, circolando nell’impianto, fornirà l’energia necessaria a creare il miglior comfort interno. Esistono diversi sistemi per farlo: i più comuni sono le caldaie a gas o a biomassa e le pompe di calore.
Le caldaie a gas moderne sono dette a condensazione, perché facendo condensare il vapore acqueo dei fumi di scarico, ne sfruttano il calore latente aumentando la propria efficienza. Se ben gestite, in edifici ben coibentati e in impianti funzionali presentano ottime prestazioni e consumi molto ridotti, pertanto hanno ormai sostituito le caldaie tradizionali, ma essendo alimentate a combustibili fossili il loro utilizzo è progressivamente disincentivato.
Le caldaie a biomassa (tipicamente legna o pellet) sono molto diffuse dove sia facile ed economico procurarsi il combustibile, che è considerato rinnovabile. Le soluzioni tecniche attuali consentono alte efficienze, un funzionamento quasi completamente automatico e accorgimenti per ridurre significativamente le emissioni di particolato. Sono tuttora previsti incentivi e detrazioni fiscali per la sostituzione di un impianto esistente con uno a biomassa.
Le pompe di calore a compressione sono una tecnologia estremamente diffusa in diversi contesti e applicazioni; un esempio sono gli onnipresenti sistemi split: in questo caso si parla di pompa di calore aria/aria perché il calore ceduto (o, in raffrescamento, sottratto) all’ambiente è scambiato direttamente con l’aria interna. In configurazione aria/acqua, o anche acqua/acqua, per alimentare gli impianti idronici a servizio delle abitazioni, si stanno affermando come la principale tipologia di generatore per l’efficienza energetica, e a buon diritto: i modelli invertibili (la maggior parte) possono climatizzare sia in estate che in inverno; in abbinamento a impianti a bassa temperatura ben progettati, possono esprimere efficienze molto alte; l’alimentazione elettrica si sposa perfettamente con un impianto fotovoltaico, e rende possibile la totale indipendenza dell’edificio dalla rete di distribuzione (e quindi dalla bolletta) del gas. Di contro, l’ingombro e i costi sono attualmente maggiori rispetto a un impianto con caldaia a gas.
Il sistema di distribuzione è costituito dalle tubazioni e dalle apparecchiature che portano l’acqua riscaldata o refrigerata ai terminali di emissione. Il suo corretto dimensionamento consente il buon funzionamento dell’impianto e ne previene la rumorosità. È di fondamentale importanza la coibentazione delle tubazioni a norma di legge, per evitare sprechi di energia e problemi di condensa.
Il sistema di emissione è quello che attraverso i terminali scambia direttamente energia con l’ambiente interno. Le principali tipologie di terminali negli ambienti domestici sono i radiatori, i ventilconvettori (o fan coil) e i pannelli radianti.
I radiatori possono essere in ghisa, alluminio o acciaio, o in altri materiali meno convenzionali; sono disponibili in un’enorme varietà di modelli e stili, contribuendo all’estetica dello spazio abitato. Possono essere utilizzati solo per riscaldare, e seppur risultando più economici rispetto ai pannelli radianti, se ben dimensionati e disposti possono contribuire a creare un ottimo comfort interno.
I fan coil, o ventilconvettori, sono costituiti da uno scambiatore che riscalda o raffresca l’aria dell’ambiente, e da un ventilatore che la distribuisce. Possono essere utilizzati per riscaldare e raffrescare, e in questo caso consentono un certo grado di deumidificazione. Sono disponibili in una vasta gamma di tipologie e possono essere incassati nelle murature per limitarne l’impatto estetico, e sono generalmente economici. Vanno dimensionati e posizionati con molta attenzione per evitare eccessive correnti d’aria ed eccessiva rumorosità.
I pannelli radianti possono essere a pavimento, a parete e a soffitto, possono essere utilizzati per riscaldare e raffrescare (in abbinamento a un sistema di deumidificazione), e se ben progettati e realizzati contribuiscono a creare un comfort interno difficilmente ottenibile con altri sistemi, a fronte di un costo iniziale tipicamente superiore. Le soluzioni tecniche attuali consentono di ovviare agli svantaggi che fino a qualche anno fa limitavano l’utilizzo di questa tecnologia, su tutti l’inerzia termica, con la conseguente necessità di programmare ore prima accensione e spegnimento dell’impianto.
La regolazione degli impianti è un aspetto fondamentale del loro funzionamento e della loro efficienza. I sistemi attuali consentono un controllo estremamente raffinato di tutti i componenti dell’impianto, sulla base delle abitudini delle persone che abitano l’edificio, delle condizioni climatiche esterne, della disponibilità di energia rinnovabile. I produttori di generatori e terminali propongono sistemi di regolazione specifici per i propri prodotti, ma esistono numerose soluzioni per l’integrazione di sistemi moderni con impianti esistenti. Chiaramente, questi controlli possono essere integrati in un sistema globale di gestione dell’intera abitazione, che comprenda il controllo delle schermature solari, dell’illuminazione, della sicurezza e degli elettrodomestici.
Ad affiancare l’impianto di climatizzazione troviamo i sistemi per la produzione di acqua calda sanitaria (ACS) e per la ventilazione meccanica controllata (VMC) e la deumidificazione.
La produzione di ACS può avvenire con lo stesso generatore che usiamo per il riscaldamento (caldaia o pompa di calore), o con un impianto separato. Per piccoli impianti, se il generatore è una caldaia a gas la produzione può essere istantanea, altrimenti occorre un sistema di accumulo, con o senza tubazione di ricircolo a seconda delle caratteristiche dell’immobile.
La ventilazione meccanica permette il ricambio dell’aria nell’ambiente abitato, e il suo utilizzo diventa particolarmente interessante in abitazioni moderne ed efficienti con elevata tenuta all’aria, dove non si hanno spifferi ad aiutare contro la formazione delle muffe, a costo di un notevole spreco di energia. Gli impianti a recupero di calore minimizzano l’inevitabile flusso di energia nel processo di ricambio, trasferendo calore dall’aria estratta a quella immessa (o viceversa, in estate). In questo modo si previene la formazione di muffa, non si spreca energia e l’aria esterna viene filtrata da eventuali inquinanti prima di essere immessa all’interno (cosa chiaramente impossibile se si affida la ventilazione alla sola apertura delle finestre).

ENERGIA RINNOVABILE
L’utilizzo di energia da fonti rinnovabili è una scelta lungimirante tanto in chiave climatica quanto in chiave economica, oltre a essere obbligatorio in nuove costruzioni e ristrutturazioni importanti. Concentriamoci sulle tipologie di fonti rinnovabili che si possono utilizzare direttamente nell’edificio. Abbiamo accennato alle pompe di calore (di cui si può considerare rinnovabile una certa quota dell’energia in ingresso, posto che abbia un determinato rendimento) e agli impianti a biomassa. Vediamo quali altre possibilità abbiamo.
Impiegando un impianto solare termico si può integrare la produzione di acqua calda sanitaria e acqua tecnica per l’impianto di riscaldamento con pannelli che sfruttano direttamente la radiazione solare. Ne esistono diverse tipologie in base ai sistemi impiegati per trasferire il calore all’acqua e per far circolare l’acqua negli impianti; ogni sistema ha vantaggi e svantaggi, che vanno soppesati in fase di progetto per valutare la convenienza di un sistema piuttosto che un altro.
L’impianto fotovoltaico sfrutta invece l’energia solare per la produzione diretta di energia elettrica, utilizzabile per tutte le utenze domestiche che la richiedano; i pannelli (o moduli) fotovoltaici attualmente in commercio generano potenze oltre i 400 W, e vengono collegati a formare campi installati sulla copertura dell’edificio, o su strutture dedicate, della potenza necessaria calcolata in fase di progetto. L’energia in corrente continua prodotta è convertita dall’inverter in corrente alternata per l’utilizzo nell’impianto elettrico o la cessione in rete tramite un contatore di scambio. È anche possibile prevedere un sistema di accumulo per massimizzare l’energia autoconsumata: occorre valutarne la convenienza in relazione alla differenza di prezzo tra l’energia ceduta e quella acquistata dal fornitore. Un altro fattore da considerare è la presenza di eventuali vincoli paesaggistici o architettonici che impongano l’utilizzo di particolari sistemi di integrazione, come pannelli colorati o tegole fotovoltaiche, a scapito dell’efficienza dell’impianto.
Altre forme di energia rinnovabile, come impianti minieolici o di cogenerazione, pur disponibili, sono raramente utilizzate in ambito residenziale.
L’IMPORTANZA DEL METODO
Fabrizio vuole risparmiare sulla sua bolletta del gas. Si informa qua e là e decide di sostituire i vecchi infissi in legno del suo appartamento, e così risolvere quei fastidiosi spifferi. Visto che si è informato, sa con le finestre nuove potrebbe ritrovarsi in breve con qualche problema di muffa; quindi, applicherà un bel “cappotto interno” alle pareti esposte a nord di due camere, con dei pannelli che gli hanno consigliato in cartongesso e sughero, che sono “traspiranti” e, già che ci siamo, fanno anche da “isolante acustico”. Spende qualche migliaio di euro, è contento perché i nuovi infissi hanno risolto il problema degli spifferi, e si è accorto che può tenere il riscaldamento acceso qualche ora in meno in inverno. Ma sappiamo già come va a finire: nel giro di un paio d’anni, Fabrizio nota delle macchie di muffa in diversi punti della casa, anche e soprattutto dove ha messo i pannelli isolanti e in corrispondenza degli infissi sostituiti. L’umidità all’interno della casa è salita, in inverno bisogna tenere le finestre aperte più a lungo di prima, e tanti saluti al risparmio.
L’errore di Fabrizio non è nel tipo di interventi fatti o nei materiali utilizzati, e non ci sono errori nella posa degli infissi o dei pannelli. L’errore è non aver seguito un metodo che gli avrebbe permesso di conoscere i punti deboli dell’involucro e dell’impianto, dove intervenire per massimizzare il risparmio, come evitare conseguenze sgradite e come mantenere l’edificio confortevole ed efficiente. Vediamo come fare.

L’ANALISI ENERGETICA: IL PRIMO PASSO
Cercare di riqualificare un edificio che non è stato analizzato e studiato dal punto di vista energetico significa operare alla cieca: è più probabile creare danni che benefici. Per questo è di importanza fondamentale che alla base di qualsiasi progetto di efficientamento energetico ci sia la valutazione di un tecnico esperto circa lo stato del sistema edificio-impianto.
In questa fase si raccolgono e si analizzano i dati disponibili, tramite un sopralluogo dedicato e approfondito e lo studio della documentazione tecnica dell’edificio. Il sopralluogo permette di conoscere lo stato dell’involucro (pareti, solai, infissi, ponti termici), e degli impianti (generatori, terminali, sistemi di distribuzione e regolazione); la documentazione disponibile può comprendere, se disponibili, gli elaborati di progetto dell’edificio, la documentazione delle apparecchiature degli impianti, l’eventuale Attestato di Prestazione Energetica, il libretto di impianto. Non meno importanti sono le abitudini di utilizzo dell’immobile da parte di chi lo abita: quanto, quando e come vengono utilizzati gli ambienti e gli impianti, anche attraverso l’analisi delle bollette, incide profondamente sull’efficienza energetica.
A partire dall’analisi approfondita del sistema edificio-impianto, si possono valutare con cognizione di causa tutti i possibili interventi che ne miglioreranno l’efficienza e il comfort; è importante notare che raramente un singolo intervento avrà un impatto significativo, mentre è praticamente sempre possibile individuare uno o più gruppi di interventi per centrare l’obiettivo. Un’analisi economica preliminare di ciascun pacchetto di interventi (anche in relazione alla possibilità di accedere a incentivi e detrazioni) consente di stimare costi e tempi di ritorno dell’investimento, sulla cui base decidere la migliore strategia di azione.
IL PROGETTO
Una progettazione di qualità è determinante per la buona riuscita degli interventi, e non può prescindere dalla prima fase di analisi dello stato di fatto.
In base agli interventi scelti, si procederà a richiedere le necessarie autorizzazioni edilizie. Nei casi più semplici (e fortunati) non occorre inviare alcuna comunicazione, sebbene sia praticamente sempre necessario produrre e conservare la documentazione tecnica di progetto e le dichiarazioni degli installatori a lavori terminati. Nella maggior parte dei casi occorre invece comunicare al Comune l’inizio dei lavori, allegando tutti i documenti previsti dalla normativa in base al tipo di pratica.
Per tutti i lavori di efficientamento energetico, con pochissime eccezioni, è obbligatorio presentare al Comune la relazione tecnica di cui all’art. 8 del D.Lgs. 192/05, meglio nota come ex Legge 10. Questo documento include gli elaborati di progetto e tutte le verifiche di rispondenza degli interventi ai limiti di legge, ed è redatto da un tecnico abilitato esperto nel campo dell’energia e degli impianti.
In fase di progetto si studiano nel dettaglio tutte le soluzioni tecniche che consentono il corretto funzionamento delle tecnologie che abbiamo descritto, per l’isolamento dell’involucro e l’efficienza degli impianti; gli elaborati serviranno quindi alle imprese e agli installatori per la corretta posa in opera. Inoltre, si calcola nel dettaglio il costo dei lavori.
L’ESECUZIONE DEI LAVORI
I lavori di efficientamento vanno affidati, previa valutazione dei preventivi richiesti sulla base degli elaborati di progetto, a imprese qualificate in grado di dimostrare le proprie competenze. Come ricordato, la corretta posa in opera è fondamentale per evitare imprevisti e garantire nel tempo le prestazioni offerte dalle tecnologie adottate. Lavorazioni specialistiche richiedono specialisti: la posa degli infissi, degli impianti, del cappotto termico etc. dev’essere svolta da personale formato in questi specifici compiti.
In genere, infatti, le imprese dialogano con i progettisti per individuare i materiali più idonei, e sulla cui posa in opera sono più esperte, per ottenere il miglior risultato nel caso in esame. Lo scambio di informazioni tra impresa e progettisti è fondamentale per la buona riuscita degli interventi; in questa fase è centrale la figura del direttore dei lavori, che vigila per conto della committenza sulla corretta esecuzione dei lavori in base alle normative e al progetto.
DOPO I LAVORI: MANUTENZIONE E INCENTIVI
Quali che siano le opere eseguite per rendere efficiente il nostro edificio, difficilmente rimarrà efficiente a lungo senza un’adeguata manutenzione. Sia le norme che i produttori indicano quali controlli eseguire, o far eseguire a personale specializzato, e a quali intervalli.
Il monitoraggio dello stato di salute dell’edificio dopo gli interventi è facilitato dai moderni sistemi di controllo e gestione degli impianti, che generalmente offrono informazioni sulle prestazioni e sui consumi nel tempo delle apparecchiature installate.
Una volta concluso l’iter burocratico che accompagna i lavori, generalmente con la comunicazione di fine lavori seguita dalle pratiche per l’agibilità, di cui l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) è parte integrante, è tempo di finalizzare gli adempimenti per richiedere gli incentivi previsti per i lavori di efficientamento energetico. Per questo tipo di lavori, nel 2026 sono disponibili essenzialmente tre tipi di misure: i cosiddetti Ecobonus, Bonus Ristrutturazione e Conto Termico.
L’Ecobonus, dopo la legge di bilancio 2026, consiste nella detrazione del 36% (che sale al 50% se gli interventi sono su un’abitazione principale) delle spese sostenute per gli interventi di efficientamento, da detrarre da IRPEF o IRES in dieci rate annuali. Gli interventi ammessi sono la sostituzione degli infissi, l’installazione di schermature solari, la sostituzione degli impianti di riscaldamento e/o ACS con sistemi in pompa di calore o a biomassa, la coibentazione di pareti e solai, l’installazione di impianti solari termici. Ciascun intervento prevede un proprio tetto di spesa.
Il Bonus Ristrutturazione (detto anche “Bonus Casa”) ha anch’esso aliquote del 50% per abitazione principale e 36% per le altre unità immobiliari residenziali, in dieci rate annuali su RIPEF e IRES, e si applica a una serie di interventi, elencati alle lettere a), b), c) e d) dell’articolo 3 del DPR 380/2001, tra cui interventi finalizzati al risparmio energetico, fino a 96mila € per unità immobiliare. A questo incentivo è ammessa anche l’installazione di impianti fotovoltaici con o senza sistema di accumulo.
Gli interventi di risparmio energetico che accedono al Bonus Ristrutturazione, come pure quelli che accedono all’Ecobonus, sono soggetti all’invio all’ENEA della scheda descrittiva dell’intervento, assieme all’asseverazione, redatta da un tecnico abilitato, del rispetto dei requisiti tecnici richiesti.
Il Conto Termico è un incentivo erogato direttamente dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) di cui possono beneficiare, oltre che le Pubbliche Amministrazioni, anche i privati per la sostituzione di impianti di climatizzazione esistenti con sistemi in pompa di calore, a biomassa o ibridi, per l’installazione di pannelli solari termici o per la sostituzione di impianti di produzione di ACS con sistemi in pompa di calore. L’importo dell’incentivo è calcolato sulla base delle caratteristiche tecniche dell’intervento, e comunque non eccede il 65% delle spese sostenute.
CONCLUSIONI
Avrai notato che negli ultimi anni i cantieri sembrano essere aumentati a dismisura. Infatti, nel triennio 2021-2023 sono stati avviati 500mila interventi di riqualificazione, sicuramente anche grazie alle importanti misure fiscali adottate dai governi in carica. Nonostante la spinta degli incentivi si stia esaurendo, gli italiani hanno ben compreso l’importanza di investire nel proprio capitale immobiliare. Chi ha intrapreso la strada dell’efficienza energetica, affidandosi a tecnici esperti e imprese competenti, sa bene quanto ogni centesimo sia stato ben speso: glielo dicono le bollette ridotte al minimo, il valore acquisito dal proprio immobile, la consapevolezza di contribuire al benessere dell’ambiente e dei propri figli, la sensazione di totale comfort quando rientra a casa.
Se hai deciso che anche tu vuoi provare queste soddisfazioni, non devi far altro che contattarci per iniziare il tuo percorso con l’analisi energetica del tuo immobile. Studieremo i punti di forza e le criticità dell’edificio e metteremo a punto un programma su misura di interventi per trasformarlo nella casa efficiente e confortevole che desideri. A presto!

