L’addolcitore è un dispositivo che riduce il contenuto di sali di calcio e magnesio nell’acqua. Queste sostanze sono direttamente responsabili delle incrostazioni negli impianti idrici termici e sanitari.
Come vedremo, perché un impianto sia a norma l’acqua in esso circolante deve essere opportunamente trattata. L’addolcimento è uno dei trattamenti chimico-fisici che la normativa impone in alcuni casi: vediamo quali.
DUREZZA DELL’ACQUA E CALCARE
Innanzitutto, diciamo che addolcire l’acqua significa ridurne la durezza. La durezza esprime la concentrazione di bicarbonati disciolti in acqua. La presenza di questi sali è la principale responsabile delle incrostazioni nelle tubazioni e nelle apparecchiature di un impianto idrico.
Le incrostazioni sono, appunto, depositi di sali insolubili che si formano a partire dai bicarbonati: si tratta del famoso calcare.
Questi depositi hanno diversi effetti negativi:
- riducono la sezione delle tubazioni e aumentano le perdite di carico e quindi l’energia necessaria alla circolazione dell’acqua;
- riducono gli scambi termici nelle apparecchiature, e quindi la loro efficienza energetica;
- rendono necessarie manutenzioni più frequenti per mantenere la funzionalità degli impianti;
- accorciano la vita utile degli elettrodomestici e dei loro componenti.
La durezza si misura comunemente in gradi francesi (°f): una durezza di 1 °f indica una concentrazione di CaCO3 pari a 10 mg/L.

COS’È E COME FUNZIONA UN ADDOLCITORE
L’addolcitore è un dispositivo di trattamento fisico-chimico che riduce la durezza dell’acqua. Vediamo come funziona.
All’interno dell’addolcitore è presente una resina che ingloba ioni di sodio (Na+). Gli ioni di calcio e magnesio si legano alla resina sostituendosi agli ioni di sodio, che passano all’interno dell’acqua da trattare. Questo processo è detto scambio ionico.
Una volta esauriti gli ioni di sodio, la resina va sottoposta a rigenerazione. Questa avviene tramite una soluzione di cloruro di sodio in acqua ad elevata concentrazione, ovvero la salamoia. Questa, attraversando la resina, la ricarica degli ioni sodio per lo scambio cationico.
Affinché il processo avvenga con continuità, occorre reintegrare periodicamente il sale (cloruro di sodio) nell’apposito contenitore di salamoia; per applicazioni domestiche, sono in commercio addolcitori monoblocco che integrano il serbatoio del sale nel corpo dell’apparecchio.
L’acqua trattata viene poi miscelata con acqua non trattata per arrivare al grado di durezza desiderato.
QUANDO È OBBLIGATORIO USARE UN ADDOLCITORE
Il D.P.R. n. 59 del 2 aprile 2009 richiama esplicitamente la norma tecnica UNI 8065. Questa definisce i trattamenti a cui dev’essere sottoposta l’acqua di riempimento e reintegro degli impianti di climatizzazione, con o senza produzione di acqua calda sanitaria.
L’utilizzo di un addolcitore a scambio ionico è obbligatorio solo per impianti di potenza maggiore di 100 kW. In questi impianti, l’acqua deve presentare una durezza compresa tra 5 e 15 °f. La norma non indica valori limite per impianti di potenzialità inferiore a 100 kW.
Analogamente, non ci sono in genere limiti alla durezza dell’acqua destinata al consumo umano. Il testo legislativo di riferimento in merito è attualmente il D.Lgs. n. 18 del 23 febbraio 2023.
A questo proposito, il punto 5 dell’art. 2.3 del D.M. 26/06/2015 (c.d. “requisiti minimi”) prescrive l’applicazione della UNI 8065, e in particolare il “trattamento di condizionamento chimico” dell’acqua di impianto. Il recente D.M. 28/10/2025 ha poi modificato questo punto citando direttamente il D.Lgs. 18/2023, per chiarire che questo trattamento, se interessa anche l’acqua calda sanitaria, non deve alterare la qualità chimica e microbiologica dell’acqua; altrimenti, prescrive la separazione strutturale delle reti di distribuzione dell’acqua di impianto e dell’acqua sanitaria.
Attenzione: la UNI 8065 prescrive il condizionamento chimico per tutti gli impianti indipendentemente dalla potenza e dalla durezza dell’acqua in ingresso. Il condizionamento ha diversi obiettivi; per quanto riguarda l’inibizione delle incrostazioni, si ricorre generalmente al dosatore di polifosfati. Questo dispositivo introduce nel flusso di acqua, proporzionalmente alla portata, sostanze che si legano agli ioni di calcio e magnesio impedendone l’adesione alle tubazioni e formando un film protettivo. I polifosfati non agiscono sulla durezza dell’acqua, che rimane invariata.
Il trattamento di condizionamento chimico secondo la norma UNI 8065 va esplicitamente dichiarato nella relazione tecnica ex Legge 10.

PRO E CONTRO DELL’ADDOLCITORE
Nei casi in cui l’uso dell’addolcitore non è obbligatorio, praticamente sempre nei comuni impianti residenziali autonomi, è utile chiedersi se non sia comunque un buon investimento.
Come abbiamo visto, far circolare acqua dura negli impianti (indicativamente oltre i 20 °f) può favorire lo sviluppo di calcare, con effetti negativi sui consumi energetici, sulla necessità di manutenzione e sulla vita utile delle apparecchiature. Inoltre, impiegare acqua dura comporta l’uso di una maggiore quantità di detersivi negli elettrodomestici.
L’addolcimento risolve questi problemi in modo efficace. Il suo impiego non è però esente da svantaggi. Innanzitutto, il costo di installazione, che generalmente non è irrisorio; la necessità di spazi adeguati, anche se i modelli monoblocco dedicati ai piccoli impianti oggi disponibili riducono molto questo inconveniente; la manutenzione periodica, legata alla necessità di reintegro del sale per la rigenerazione delle resine e al controllo della durezza dell’acqua in uscita; infine, un lieve aumento dei consumi di acqua per i cicli di rigenerazione.
CONCLUSIONI
L’opportunità di inserire un addolcitore nel proprio impianto di climatizzazione e di produzione di acqua calda sanitaria, in assenza di un obbligo di legge, va valutata in un’ottica globale, che deve tenere conto delle caratteristiche degli impianti, delle preferenze degli utenti e dell’acqua fornita dal gestore dell’acquedotto.
In Umbria, è attivo il portale “L’acqua che bevo” a cura di Arpa Umbria, dove sono riportati i risultati delle analisi nei diversi punti di monitoraggio presenti nel territorio. È comunque sempre possibile procedere in autonomia alla misura della durezza dell’acqua in arrivo alla propria utenza, con kit dedicati dal costo contenuto e di facile utilizzo.
L’addolcimento è solo un possibile trattamento dell’acqua di impianto; altri sistemi, obbligatori o meno a seconda dell’impianto e dell’edificio servito, possono rendersi utili o anche indispensabili per agire su parametri diversi dalla durezza. Valutarne l’impiego è parte integrante del progetto dell’impianto e della sua relazione con l’edificio, a seguito di un’analisi energetica globale che consideri l’intero sistema nel suo insieme.
Se vuoi saperne di più, siamo a tua disposizione: contattaci ora.
