EDIFICI A ENERGIA QUASI ZERO

Gli edifici a energia quasi zero (per gli amici NZEB, nearly zero energy building) sono edifici ad altissima prestazione energetica. E cos’è la prestazione energetica? È la quantità di energia necessaria al normale uso dell’edificio, e quindi alla climatizzazione, alla ventilazione, alla produzione di acqua calda sanitaria, all’illuminazione e agli eventuali altri servizi presenti nell’edificio.

Queste definizioni si trovano nella direttiva 2010/31/UE e nelle sue versioni successive, l’ultima delle quali è la 2024/1275 (la cosiddetta “direttiva case green”). Queste direttive indicano gli obiettivi dell’Unione Europea sulla prestazione degli edifici, e sono note con l’acronimo EPBD (Energy Performance of Buildings Directive).

La direttiva case green definisce anche gli edifici a emissioni zero, come edifici che “non generano emissioni in loco di carbonio da combustibili fossili”. L’obiettivo della direttiva è che tutti gli edifici dell’Unione siano a emissioni zero entro il 2050.

Ma come fa un edificio esistente, con consumi importanti, a diventare un edificio a prestazioni energetiche elevate e a emissioni nulle? Parliamone.

COS’È UN EDIFICIO NZEB

Secondo il D.M. 26/06/2015 “requisiti minimi”, attuale riferimento normativo per il calcolo energetico degli edifici in Italia, un edificio è NZEB se rispetta una serie di parametri che riguardano l’involucro, gli impianti e l’integrazione di fonti rinnovabili.

Il primo parametro è il coefficiente medio globale di scambio termico H’T. Questo valore indica quanto calore viene disperso per trasmissione attraverso l’involucro, dall’interno all’esterno dell’edificio. Negli edifici ad alte prestazioni è inferiore a un valore definito dalla norma in base alla zona climatica e al rapporto di forma S/V dell’edificio.

Il secondo parametro è l’area solare equivalente estiva Asol,est, che è correlato all’ingresso di energia solare attraverso i componenti vetrati dell’involucro, e che dev’essere inferiore a un valore limite che dipende dalla destinazione d’uso dell’immobile; in questo modo si evita il surriscaldamento dell’edificio in estate.

Gli indici di prestazione termica utile per riscaldamento EPH,nd e raffrescamento EPC,nd e l’indice di prestazione energetica globale dell’edificio totale EPgl,tot devono essere inferiori ai rispettivi valori limite, calcolati con l’edificio di riferimento. Questi indici quantificano l’energia richiesta dall’edificio per il suo utilizzo nell’arco dell’anno; l’edificio di riferimento è un edificio con caratteristiche geometriche e condizioni al contorno uguali a quelle dell’edificio reale, e con caratteristiche termiche e impiantistiche determinate dalla normativa.

L’efficienza media stagionale degli impianti di riscaldamento (ηH), produzione ACS (ηW) e raffrescamento (ηC) devono essere superiori ai rispettivi valori limite, calcolati con l’edificio di riferimento.

Infine, l’edificio deve rispettare gli obblighi di integrazione di energie rinnovabili previsti dalle normative vigenti. Ad oggi, tali obblighi sono definiti dal D.Lgs. 28/2011 o dal D.Lgs. 199/2021, recentemente aggiornati dal D.Lgs. 5/2026.

Si tratta di requisiti stringenti, che se da un lato sono già obbligatori per edifici nuovi, sono tutt’altro che banali da rispettare a partire da un edificio esistente. Quali strumenti abbiamo a disposizione per raggiungere questo ambizioso obiettivo?

Progetto NZEB

DA UNA CASA INEFFICIENTE A UNA CASA A BASSO CONSUMO

Le tecnologie attuali ci consentono di rendere efficiente praticamente qualsiasi edificio esistente, a meno di casi molto particolari. Se è vero che non esiste una ricetta predeterminata applicabile a prescindere dalle peculiarità dell’immobile, dal suo contesto e dal suo utilizzo, possiamo fare un piccolo elenco non esaustivo di interventi che si sono dimostrati efficaci e affidabili in molte situazioni diverse.

L’INVOLUCRO

Partiamo dal cappotto termico. Questo sistema di isolamento delle pareti esterne dell’edificio è generalmente il più efficace e completo intervento che incrementa la prestazione energetica dell’involucro sia in inverno che in estate; isola e protegge le pareti, corregge i ponti termici, riduce il rischio di muffa all’interno dei locali abitati (come abbiamo visto in un altro articolo), aumenta il comfort. Ne abbiamo parlato più in dettaglio qui.

Un intervento particolarmente interessante per il basso costo di realizzazione e l’alta resa in termini di risparmio energetico è costituito dall’isolamento in estradosso del solaio di sottotetto. In presenza di un sottotetto non agibile, la posa di idonei pannelli isolanti al di sopra del solaio consente in genere di abbassare molto il fabbisogno di energia per la climatizzazione, e al contempo di aumentare il comfort e la salubrità all’interno.

In presenza di serramenti non performanti, la loro sostituzione è importante per più motivi: innanzitutto, infissi a trasmittanza migliore contribuiscono significativamente a ridurre le dispersioni di calore; una migliore tenuta all’aria riduce le dispersioni per ventilazione; una posa in opera accurata può contribuire a ridurre l’effetto del ponte termico in corrispondenza del giunto infisso-parete; infine, una vetrata moderna consente un miglior controllo degli apporti solari, per utilizzarli a nostro vantaggio in inverno e limitarne l’ingresso eccessivo in estate. In questo ambito, è fondamentale valutare correttamente gli ombreggiamenti forniti dall’architettura e dall’ambiente circostante, nonché l’eventuale utilizzo di schermature per il controllo solare.

È comunque importante sottolineare che non è necessario che ogni singolo elemento dell’involucro abbia prestazioni eccezionali: i parametri di un edificio NZEB possono essere raggiunti anche se il singolo serramento o la singola parete non presentano trasmittanze minori, ad esempio, di quelle richieste in caso di interventi puntuali. È però vero, chiaramente, che le superfici più estese dell’involucro pesano di più sul parametro globale: sempre a titolo di esempio, è difficile riuscire a verificare gli indici di prestazione senza intervenire in nessun modo su un vecchio solaio contro terra non isolato.

GLI IMPIANTI

Sul fronte impiantistico, è oggi impensabile trascurare il contributo che le pompe di calore possono dare alla prestazione energetica di un edificio ad alta efficienza. Questa tecnologia rende possibile, in impianti pensati allo scopo, la produzione di energia per riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria utilizzando energia elettrica che può anche essere totalmente prodotta da fonti rinnovabili. Peraltro, parlare genericamente di pompa di calore significa includere un’enorme varietà di soluzioni. L’energia termica esterna può essere fornita da aria, acqua di falda, acque superficiali, terreno; l’impianto interno può essere idraulico o aeraulico, con qualsiasi tipo di terminale; si può integrare o meno la produzione di acqua calda sanitaria, gestendola con molte possibili modalità. Ancora una volta, decidere il sistema più efficiente tra i tanti possibili implica uno studio approfondito di ogni singolo caso pratico.

In un edificio ad alte prestazioni energetiche, va assolutamente valutata l’installazione di un sistema di ventilazione controllato. La ventilazione naturale ottenuta aprendo le finestre, infatti, è molto difficile da controllare efficacemente, ed è comunque fonte di dispersioni energetiche inaccettabili in un edificio NZEB. Un impianto di ventilazione meccanica con recupero di calore correttamente progettato e gestito minimizza le perdite di calore e consente il controllo dell’umidità e della qualità dell’aria interna.

L’integrazione nell’edificio di fonti rinnovabili è l’ultimo tassello nel puzzle degli edifici a energia quasi zero. A partire dal 2026, con il D.Lgs 5/2026 che recepisce la direttiva RED III, sono state introdotte delle coperture minime dei consumi anche per edifici esistenti sottoposti a ristrutturazione importante; in ogni caso, utilizzare energia rinnovabile prodotta in loco, eventualmente ricorrendo anche a un sistema di accumulo ben dimensionato, è sicuramente una grande opportunità in termini economici e di sostenibilità.

UN EDIFICIO NZEB A PERUGIA

Vediamo un caso semplice di ristrutturazione di una casa singola. L’edificio che illustriamo è una villetta monopiano degli anni ’60, in muratura, di circa 80 metri quadrati, con una caldaia a metano e radiatori in ghisa. L’edificio è posto in una zona residenziale nel Comune di Torgiano, vicino Perugia, in zona climatica D. L’edificio è in classe G.

Una ristrutturazione completa dell’involucro, che include un sistema a cappotto con isolamento in EPS da 14 cm, l’isolamento del solaio di sottotetto con pannelli in EPS, la sostituzione degli infissi e il rifacimento del solaio verso terra, permette di soddisfare i requisiti di involucro necessari al raggiungimento della qualifica NZEB. In questa fase è molto importante prestare attenzione alla progettazione dei particolari costruttivi, per evitare ponti termici e dispersioni che diventano rilevanti in un fabbricato di elevate prestazioni.

Riscaldamento e produzione di acqua sanitaria vengono affidati a un sistema in pompa di calore aria/acqua e a un nuovo radiante a pavimento, in grado di funzionare a bassa temperatura massimizzando le prestazioni del generatore e garantendo un ottimo comfort interno, assieme al nuovo sistema di ventilazione meccanica per il controllo della qualità dell’aria interna.

Un impianto fotovoltaico integrato in copertura da 6 kW provvede ai fabbisogni elettrici dell’immobile ristrutturato, che così sono coperti quasi completamente da fonti rinnovabili per l’intera durata della sua vita utile.

Con questi interventi, anche un edificio di oltre 60 anni può diventare un edificio NZEB ad altissime prestazioni, con emissioni di CO2 estremamente ridotte e costi di gestione minimi, mantenendo il miglior benessere interno raggiungibile.

CONCLUSIONI

Le direttive europee e la normativa nazionale hanno introdotto il concetto di edificio NZEB, a energia quasi zero, per designare un edificio a prestazioni a consumo energetico estremamente ridotto e coperto quasi esclusivamente da fonti rinnovabili.

Ma è pensabile che un edificio esistente, costruito con tecniche vecchie di decenni, possa raggiungere questo tipo di prestazioni con un insieme di interventi fattibile? Abbiamo visto, anche con un esempio, che la risposta è sì.

Ovviamente non si tratta di un’operazione semplice. Gli interventi devono essere progettati con estrema cura, studiando il comportamento dell’edificio in tutte le diverse condizioni climatiche e di utilizzo che si verificano nel corso della sua vita.

Un immobile a prestazioni così elevate è un sistema complesso e delicato; esagerare con l’isolamento può voler dire creare problemi in estate, trascurare un dettaglio può rivelarsi deleterio in inverno. L’equilibrio tra il fabbricato e gli impianti diventa fondamentale. Per questo è indispensabile un progetto attento elaborato da specialisti, a partire da un’analisi energetica accurata dell’edificio esistente.

Se sei pronto a intraprendere la strada per rendere la tua casa un edificio con prestazioni eccezionali, siamo a tua disposizione. Prenota ora il primo sopralluogo, o contattaci se vuoi saperne di più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto